I primi prototipi (1950-1960)

Sapete qual è il primo videogame della Storia? I computer degli anni ’50 e ’60 non assomigliavano molto ai moderni PC: erano macchine enormi, grandi quanto una stanza, e per comunicare con l’operatore utilizzavano schermi rudimentali. Sebbene fossero ideati per aiutare l’operatore in calcoli molto complicati – i primi computer per esempio sono stati utilizzati per decrittare i messaggi cifrati dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale – i loro creatori spesso si sono “divertiti” a creare dei videogame. Ne sono un esempio OXO, il gioco del “Tris” creato dal professor A. S. Douglas nel 1952, oppure Tennis for Two negli Stati Uniti. Probabilmente, il primo videogame vero e proprio è SpaceWar!, creato da Steve Russell nel 1962 al MIT (Massachusetts Institute of Technology). Come vedete nel video qua sotto, ci vuole molta fantasia per riconoscere astronavi e asteroidi sull’oscilloscopio del calcolatore del 1962, ma c’è da scommetterci che molti ricercatori universitari ci abbiano giocato per notti intere negli anni ’60.

Arrivano i videogame (1970-1980)

Per il primo videogioco “commerciale” dobbiamo aspettare gli anni ’70: l’americana Atari lancia infatti il cabinato da bar di Pong nel 1972, e poi la versione “casalinga” per la sua Atari 2600 nel 1977. L’anno dopo arriva Space Invaders, seguito a ruota da Pac-Man e Donkey Kong, dove appare per la prima volta l’idraulico italiano più famoso dei videogiochi, Mario. La grafica di questi videogame è un enorme passo avanti rispetto agli oscilloscopi universitari: cubettosa e con 8, 16 o 32 colori, ha fatto innamorare una generazione di gamer (e molte di retro-gamer, i videogiocatori “moderni” che si divertono con i giochi del passato).

Gli anni ’80 e l’età degli otto-bit: le console entrano in casa

I videogame conquistano le sale giochi e i bar con i “cabinati”, ma il successo arriva con le console. Le console casalinghe di Atari e Intellevision sono molto meno potenti dei loro “cugini” al bar, ma in compenso i videogiochi si comprano una sola volta e non bisogna spendere tonnellate di monetine per video giocare. E poi arriva Nintendo, con il suo NES. È il 1985, e sul NES arriveranno degli indimenticabili capolavori, i capostipiti di saghe i cui capitoli più recenti escono ancora oggi, come Super Mario e Zelda. Non solo a casa: nel 1989 Nintendo crea il Game Boy, la console portatile che venderà oltre 100 milioni di esemplari. Si gioca sul treno, in aereo, a scuola: si gioca con Super Mario, con il Tennis, con i Pokémon. Ma soprattutto, si gioca a Tetris, la “killer App” del Game Boy.

Gli Home Computer

Non solo console: il meraviglioso decennio degli anni ’80 vede anche l’esordio degli home computer. Nel 1980 arriva il Vic 20 con una memoria di meno di 5 Kb (un’icona di Windows 10 spesso contiene più dati). I programmatori di videogiochi devono fare salti mortali per farci “stare” i mondi dei loro videogiochi. La corsa tecnologica in questi anni è frenetica, e arrivano i “nuovi” C-64 (1982) e Spectrum ZX (lo stesso anno), mentre Atari esce con il suo 800. I giochi sono più colorati, più “grandi”, si diversificano i generi: ci sono sparatutto, platform, avventure testuali, giochi di corse, picchiaduro, le prime simulazioni di aerei. Sui computer la fantasia degli sviluppatori si sbizzarrisce: Sim City è il simulatore di “sindaco” in cui costruisci la tua città ideale (che verrà persino usato, negli USA, dai due candidati sindaci di una città in una sfida virtuale). La serie Ultima crea un mondo fantasy sul computer di casa, completo di città medioevaleggianti, sotterranei sterminati e castelli remoti. Ports of Call è il simulatore di “armatore” di navi mercantili. Prince of Persia ci fa guidare il principe nel castello dove è stata rapita la sua amata. Indiana Jones e l’Ultima Crociata è un’avventura nei panni del mitico Indy. C’è davvero di tutto.

Anni ’90: La terza dimensione

Lo sviluppo tecnologico nei videogame è vertiginoso: computer e console diventano sempre più potenti e relativamente meno costosi. Se a inizio anni ‘80 si giocava Pong e Pitfall! a otto colori, dopo meno di dieci anni arrivano l’Amiga 500 e l’Atari ST, home computer dalla grafica – per i tempi – strabiliante. Costano circa un milione di Lire (l’equivalente odierno di 1.000 euro, considerando l’inflazione) e permettono di giocare a 32 colori con una risoluzione di 640 x 256 pixel, superiore ai televisori catodici del tempo, e infatti spesso si compra anche il monitor in “alta risoluzione”. I giochi sono su dischetti da 3,5”, ma arrivano anche i primi hard disk – da “ben” 40 MB (il cellulare che magari state usando per leggere questo articolo probabilmente ha almeno 32 GB di memoria, quindi più di 1.000 volte lo spazio di archivio rispetto a questi primi hard disk). È l’età dei computer a 16 bit.

Le console non sono da meno, anzi. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 arrivano il Sega Megadrive, il Super Nintendo (in Giappone si chiama Famicom), il Neo Geo. Subito dopo, è il turno delle console a 32 bit: 3DO, Sega Saturn, Atari Jaguar alzano l’asticella del divertimento elettronico, ma è con la prima PlayStation di Sony, nel 1994, che i videogiochi “esplodono”. “PlayStation” diventa sinonimo di “console da gioco” in mezzo mondo, con quasi 80 milioni di console vendute.

I giochi arrivano su CD, non più su cartuccia o dischetto, e grazie a un processore dedicato la PlayStation riesce a riprodurre giochi tridimensionali. Avventurarsi nei sotterranei di Tomb Raider al fianco di Lara, sfrecciare sui circuiti di Gran Turismo, assaporare il terrore di Resident Evil, costruire l’azione decisiva in PES (al tempo si chiamava Winning Eleven) o FIFA diventa un’esperienza sempre più coinvolgente.

Lo stesso succede su PC, quelli che a inizio decennio erano grigi computer da ufficio, grazie alle schede 3D pensate appositamente per i videogame. Giochi di strategia come Age of Empires, simulatori come Flight Simulator, gestionali come Sim City, avventure che rimarranno sempre nel cuore di chi le ha giocate come The Monkey Island o King’s Quest. Anche giochi d’azione e sparatutto in prima persona: il PC diventa il sistema più avanzato per giocare, che può essere “espanso” e aggiornato.

Su PC si gioca a tutto: mouse e schede 3D rendono imperdibile gli sparatutto come Doom e il mitico Half-Life, capolavori senza tempo.